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La ricchezza della rete

Posted By Matteo On February 9, 2012 @ 11:47 am In Articoli,Italiano | Comments Disabled

di DARIO LOVAGLIO

Il professore e giurista neoliberale di Harvard, Yochai Benkler, il giorno successivo alla chiusura del sito Megaupload spiega sorpreso  e dispiaciuto sul canale Bloomberg Law la straordinaria violenza dell’operato del FBI e del governo statunitense nei confronti di quest’impresa. Secondo Benkler sarebbero le imprese che governano il mercato ad ostacolare l’introduzione delle nuove tecnologie con lo scopo di favorire la stabilità e il controllo come ad esempio fu il Jukebox per la musica a basso costo o il videoregistratore in tempi piú recenti. Proprio rispetto all’introduzione del videoregistratore spiega come questa tecnologia sia stata oggetto nel 1994 di una battaglia sulla tutela del diritto d’autore e sulla quale la corte suprema si era pronunciata a favore evidenziando la differenza tra utenti che infrangono le leggi e la tecnonologia non colpevole del suo utilizzo, in questo senso le leggi sul diritto d’autore servirebbero per per stabilizzare la relazione tra il mercato e lo sviluppo tecnologico bilanciando così la relazione tra forze produttive e rapporti di produzione.
Il giurista spiega questa posizione a partire dal ‘desiderio e dalla necessità’ dello sviluppo tecnologico e lo fa comparando il sito Megaupload con YouTube illustrando perché, secondo lui, il popolare sito per la pubblicazione dei video non sia stato preso di mira dal governo statunitense con la medesima aggressività. YouTube, dice il giurista, sarebbe un modello eccessivamente riconosciuto della nuova forma di produzione introdotta dai nuovi media e suppone che una sua possibile chiusura rappresenterebbe un segnale di negazione dello sviluppo tecnologico desiderato e necessario troppo brusco. ll professore di Harvard infatti giustifica l’arresto senza preavviso del sito Megaupload perchè si tratterebbe di un bersaglio facile per le accusarlo di illegalità della propria attività, cosa molto piú articolata e complessa da dimostrare rispetto ad altri servizi simili come Dropbox o YouTube che analogamente al videoregistratore possono essere utilizzati arbitrariamente in maniera legale o illegale.

Tralasciando le conseguenze materiali di questo sviluppo, che devono essere assolutamente affrontate e che potrebbero essere riassunte nei suicidi e nelle condizioni di lavoro degli operai della Foxconn in Cina, quello che Benkler non ci dice ma ci fa intendere è che la ricchezza della rete si trova al centro della contraddizione interna al capitale il quale per crescere e sopravvivere deve da una parte continuamente imporre delle barriere all’accesso delle risorse materiali e immateriali mentre dall’altra ha continuamente bisogno di nutrirsi delle forze progressive della cooperazione sociale. L’elemento di novità aggiunto nel suo discorso in questa sede infatti non sta nella tutela degli interessi economici dell’industria dei nuovi media quanto al riconoscimento di una nuova soggettività politica che è emersa in rete, quella cittadinanza attiva che richiede una maggiore libertà di accesso all’informazione senza infrangere le leggi sull diritto d’autore e nella tutela degli interessi delle imprese.
In sostanza Benkler applaude la cittadinanza attiva in rete basta che non faccia la rivoluzione. At last but not least tutto l’intervento sottende una certa simpatia per Megaupload, vittima facile di un freno ineluttabile posto per mantenere la stabilità del mercato. Va infatti ricordato come gia è stato fatto opportunamente in altre sedi che il sito fondato da Kim Schmitz era solo uno dei tanti attori del mercato nella rete  e che non va assolutamente confuso con un baluardo della libertà dell’informazione martire dell’avidità delle imprese dell’industria culturale.

I disegni di legge SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act) presentati al congresso pochi giorni prima della chiusura di Megaupload, che avrebbero favorito le grandi imprese dell’industria culturale, avevano ricevuto le critiche non solo della comunità di internauti, ma soprattutto da parte di quelle imprese che hanno fatto dell’attività degli utenti su internet un modello di negozio come Google, Facebook o Amazon. Questa battaglia politica allora non vede in campo la dialettica classica tra soggetti antitetici per obiettivi e interessi, ma vede una vera e propria guerra civile la quale posta in gioco è la conquista e il mantenimento di alcune situazioni di monopolio dell’economia della rete. Talvolta la cittadinanza alla quale appella Benkler é la stessa che reclama una rete neutrale liquidando in maniera semplicistica il rapporto di forza sia nell’uso della rete che della proprietà sia dal punto di vista materiale che immateriale. Le due dimensioni nell’economia della rete non possono mai essere separate, basti pensare che, sia a livello infrastrutturale che a quello applicativo, la produzione della rete si muove sempre parallelamente rispetto ai due ambiti cercando di attirare su di se gli abitanti in un vero e proprio ecosistema, si pensi ad esempio ad Apple con iTunes Store o Google con Android Market. In questa direzione vanno gli investimenti crescenti in servizi ospitati in rete che liberano l’utente da ingombranti supporti fisici affinchè la gestione dei contenuti sia completamente gestita dalle imprese che allo stesso tempo detengono parte in quantità crescenti della produzione materiale. La strategia adottata per mantenere la fedeltà degli utenti infatti è costituita da veri e propri mercati a basso costo che attraverso i diritti di proprietà e la finanziarizzazione permettono l’alimentazione del circuito tra i dispositivi e le sue rispettive applicazioni, in questo senso chiamare questo modello capitalismo tecnologico o digitale sarebbe erroneo perchè l’innovazione tecnologica, ossia l’ applicazione pragmatica della conoscenza per un’economia di larga scala, non è una parte autosufficiente dell’economia ma il prodotto più pervasivo della nuova forma di accumulazione.

In questo scenario si sta giocando una partita politica di recente memoria imperiale, la gestione della crisi vede gli Stati Uniti impegnati principalmente su una duplice strategia: da un lato sulla gestione del dollaro e sul recupero del mercato finanziario specialmente centrato nella depressione e dal possibile scioglimento dell’euro, dall’altra dal tentativo di regolamentare la rete attraverso diversi dispositivi legislativi extra-governamentali per favorire lo sviluppo de “la ricchezza della rete”. Il controllo politico di questa economia é assunto in maniera flessibile e differenziale da soggetti molteplici. Tra i casi piú recenti quello della piattaforma di microblogging Twitter, questa rete sociale come del resto anche le altre, ha deciso di attuare a favore degli stati nazione censurando a livello nazionale alcuni utenti. Questa decisione politica ci fa ragionare sull’ influenza che queste grandi imprese della rete hanno o possono avere rispetto non solo alla composta cittadinanza evocata da Benkler ma soprattutto su quella che abbiamo appreso dalle lotte in Iran al Maghreb, passando per la Spagna, Inghilterra fino ai movimenti Occupy negli Stati Uniti. Imprese della rete e stato sono uniti dalla crisi per salvare l’economia finanziaria globale e per ricavarne il maggior profitto, con la differenza che mentre la prima diventa una risorsa cruciale per il mercato finanziero la seconda funziona solo come un filtro per rallentarne il collasso. Anche Facebook da pochi giorni é quotato in borsa, una mossa simile a quella che gia altre compagnie del 2.0 come Groupon, Linkedin e Zinga hanno intrapreso da tempo, ma con una notevole differenza: Facebook ha 845 millioni di utenti e sembra aggiungerne milioni ogni mese, ha un’offerta molto diversificata e un raggiungimento incomparabile grazie alle sue Open Graph e API. Possiamo ipotizzare quindi il passaggio ad una nuova convenzione finanziaria dove é l’attivitá relazionale ed il suo controllo ad essere oggetto della valorizzazione capitalistica, un’attivitá redditizia che ci obbliga a riflettere su questo nuovo ordine del discorso.


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