Oltre il welfare, verso il commonfare: riappropriazione della ri/produzione sociale, riappropriazione della rendita sociale

 

CONVEGNO INTERNAZIONALE UNINOMADE

Milano, 3-4 dicembre 2011.

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Materiali

 

 

Tra proteste e occupazioni di piazza che mettono esplicitamente in scena il diritto a un nuovo modo di stare nel mondo, il potere imperiale diffonde su tutto il globo il mantra dell’austerità. Mentre vengono immaginate e proposte ulteriori restrizioni economiche che rischiano di allargare ulteriormente la povertà e il rancore sociale, noi siano convinti di avere una responsabilità. Non vogliamo l’assegnazione di un posto tra i cosiddetti “saggi”, la casta dei tecnocrati che vengono proclamati salvatori del Paese e dell’Europa. Noi vogliamo saggiamente ragionare, dentro una dimensione transnazionale, di problematiche inerenti il nostro futuro di uomini e donne.

Rivendichiamo un posto (il nostro posto) per ribadire quali sono gli scenari aperti dalla dinamica di accumulazione in atto nel presente. Vogliamo provare a tracciare i suoi sconfinati contorni: essi si basano su una sempre più visibile diseguaglianza a partire da uno sfruttamento che raggiunge vette inedite perché è sfruttamento della vita intera. Abbiamo un’idea diversa del nostro destino e un’idea più potente delle nostre possibilità, intese come possibilità del genere umano, a partire dalle nostre analisi e dalle nostre proposte. A partire dalla nostra idea del “comune” che è ciò che oggi ci viene sottratto dentro le dinamiche di precarizzazione e di espropriazione del tempo, dell’esistenza. Che cosa è, dunque, ”comune”? Come si dà, dove si dà, come si fa? Esso è nostro e in noi, sulla terra che percorriamo, nelle relazioni che tessiamo, negli amori e nelle passioni che proviamo, nell’aria che respiriamo e nell’acqua che beviamo. Tutto questo ci viene sottratto dai mercati finanziari con l’avvallo di una solerte e stordita ancella, la politica delle istituzioni nazionali e sovranazionali, disposta ad abdicare al suo ruolo nel nome di prestabilite “compatibilità economiche”. Pensiamo perciò sia necessario articolare concretamente una proposta politica alternativa di commonfare, inteso come welfare del comune, ovvero come ambito di istituzione del comune e di riappropriazione della ricchezza che noi stessi generiamo cooperando, in maniera esponenziale. Lo pensiamo come unico piano politico adeguato a quelle che sono oggi le esigenze della condizione precaria, nuova condizione soggettiva e collettiva del lavoro e della vita.

A partire da questi presupposti, il seminario Oltre il  welfare verso il commonfare: riappropriazione della ri/produzione sociale, riappropriazione della rendita sociale, che si terrà il 3 e 4  dicembre a Milano, intende approfondire tre tematiche principali.

La prima ha a che fare principalmente con una più precisa definizione del concetto di commmonfare (o “welfare del comune”), neologismo teso a presentare un’idea di welfare che vada oltre e sia distinta dalle attuali proposizioni di welfare: da un lato l’idea di workfare anglosassone, e dall’altro, l’idea di welfare “pubblico”. In Italia viviamo una situazione ibrida, nella quale elementi di workfare si coniugano con una tradizione di welfare familistico -  dove il ruolo delle donne viene invisibilizzato dietro la figura del capofamiglia – che assume sempre più spesso i connotati di una “sussidiarietà” nella quale si introduce l’attore “privato”. I pilastri fondanti del commonfare possono essere ravvisati, al contrario, nell’esistenza di un reddito di base incondizionato (il cui livello, oltre il minimo, è possibile oggetto di rivendicazioni e conflitto) e nel libero e tendenzialmente gratuito accesso ai beni comuni, materiali e immateriali.

Non s’intende, in questo seminario, analizzare i motivi della necessità di introdurre un reddito di base (idea sulla quale conveniamo interamente), perché ciò fa già parte di un ampio dibattito teorico precedente. Ciò che invece si intende affrontare in modo innovativo è il tema della remunerazione del “comune”, ovvero di quella cooperazione sociale (riproduzione sociale) che sta alla base del processo di valorizzazione capitalistica contemporaneo. Due sono gli aspetti che ci interessa approfondire: il rapporto tra comune, moneta e reddito di base e il rapporto tra cooperazione sociale (intesa come attività produttiva), precarietà e reddito di base.  Sul primo argomento interverrà Carlo Vercellone, sul secondo Guy Standing. Tali questioni richiamo necessariamente altre tematiche, quali il tema dell’accesso al credito e della moneta come bene comune (C. Marazzi), e, nel contesto di crisi attuale, il tema dell’insolvenza non solo come possibile contropotere finanziario, ma come forma di riappropriazione di reddito, ovvero contropotere monetario (M. Silvestri). Infine, occorre affrontare gli aspetti empirici relativi all’analisi dei costi, della sostenibilità economica, del livello di erogazione come luogo del conflitto e strumento di vertenza sociale territoriale (sciopero precario) (vedi sessione III). In questa sessione, interverranno Carlo Vercellone, Guy Standing, Christian Marazzi e Marco Silvestri.

La seconda tematica punta a discutere invece del secondo pilastro del commonfare: l’accesso ai beni comuni naturali (acqua, aria, energia, ambiente, territorio) e immateriali (salute, formazione, cultura, conoscenza, socialità, riproduzione) costituisce quella forma di reddito indiretto e di possibilità, senza le quali il processo di emancipazione individuale e sociale non potrebbe avere luogo. La gestione e l’accesso di tali bene pone problemi di governance nuovi all’interno di un modello antropogenetico di accumulazione che pone sempre più in risalto la produzione dell’uomo attraverso l’uomo. Servizi come la sanità, l’istruzione, la gestione delle esternalità positive del territorio, il lavoro di cura sono oggi fonte diretta di valorizzazione così come lo sono i mercati finanziari. E’ evidente come il rapporto pubblico-comune sia qui nevralgico. Si tratta però di un tema che, da un punto di vista teorico, necessita di ulteriori approfondimenti. In questa sessione, intendiamo affrontare tale problematica, anche alla luce di esperienze importanti in questo campo, a partire dai processi autogestione dell’attività formativa e universitaria, dalle pratiche di organizzazione del comune all’interno del movimento No-Tav, di forme nuove di gestione sanitaria che costituiscono un’alternativa al dilagante processo di aziendalizzazione e privatizzazione dei servizi sociali.

Centrale, nella nostra idea, è la questione della riproduzione sociale. Essa è significativa, sopra ogni altra, della dinamica di espropriazione decisiva che il capitale contemporaneo ha generalmente avviato, ne costituisce il cuore, il modello. Il rapporto tra comune e pubblico diventa allora, in questa sessione, analisi del rapporto tra comune e famiglia intesa come microcosmo che riverbera in sé tutte le tensioni in atto a livello macro. La famiglia, nel privato, corrompe le nostre aspirazioni comunitarie così come fa lo Stato, con il suo “pubblico”, su un piano più generale. Famiglia e stato sono istituzioni funzionali all’imposizione di modelli dominanti eterodeterminati. La riproduzione sociale diventa elemento manipolabile, dentro una logica economica che esige di accordare la vita affettiva e di relazione solo con ciò che è funzionale al profitto, mentre la persona e la sua interiorità diventano bersagli di una produzione che vede nell’individuo una merce, la sua merce principale. Ma la frantumazione di indiscutibili “certezze” economiche, nella dinamica della crisi finanziaria globale, ci aiuta anche a ripensare le forme di organizzazione della vita e di “comportamento” supposte naturali. La famiglia nucleare eterosessuale è anch’essa un paradigma che non funziona eppure determina ruoli e produce gerarchie e con ciò tentativi di ribellioni e violenze. La sua funzione va ulteriormente svelata e decostruita dentro l’orizzonte dell’istituzione del comune.

Su questi aspetti relativi al rapporto “comune” – pubblico e “comune” – famiglia/individuo interverranno rispettivamente Michael Hardt e Montserrat Galceran. Sono state invitate alcune realtà e reti sociali, ricercatori e studiosi, per interventi su esempi di sperimentazione nei vari campi del “comune” (dal trasporto alla Sanità, dal riproduzione alla formazione e all’apprendimento, dalle comunità migranti al problema abitativo).

La terza tematica ha come tema la governance del commonfare,  ovvero la governance dei beni comuni. Il tema della governance dei beni comuni pone la questione della definizione istituzionale del commonfare come istituzione del comune. Si tratta di individuare quel confine “mobile” tra diritto privato e diritto pubblico che consenta il traghettamento verso un diritto del comune, esattamente come la nozione di commonfare prelude al superamento in avanti della dicotomia tra welfare privato (workfare) e welfare pubblico (welfare keynesiano).

La governance del commonfare è una governance  “autorganizzata” oppure si rende necessario un intermediario istituzionale? E se l’intermediario istituzionale svolge comunque un ruolo, a quale governance territoriale (municipalità regione, stato, Europa) si fa riferimento?  Ad esempio, nel caso di implementazione di una politica di reddito di base, quale “istituzione” è preposta ad attuare tale politica?

Occorre quindi definire una sorta di schema (flessibile, non rigido) di rapporto con le istituzione pubbliche: come creare contropotere per aprire vertenze e  definire gli obiettivi in tema di beni comuni (in termini di accessi e di libera fruibilità). Tali questioni saranno al centro delle riflessioni contenute di Ugo Mattei e Toni Negri, con l’introduzione di Sandro Mezzadra.

 

 

 

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