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Presentazione materiali “Orizzonti meridiani”

Posted By Matteo On November 5, 2012 @ 7:17 pm In Articoli,Italiano | Comments Disabled

I materiali che qui di seguito presentiamo sono saggi, articoli, riflessioni prodotti in occasione o a margine del primo incontro di Orizzonti meridiani, tenutosi a Pozzacchio del Matese, in provincia di Caserta, l’1 e il 2 settembre 2012. É la prima raccolta con la quale inauguriamo il dossier, dove confluiranno contributi relativamente ai campi di lavoro dischiusi da Orizzonti meridiani. Orizzonti meridiani è un percorso di autoformazione, inchiesta e conricerca che muove le sue analisi a partire dalle processualità di lotta e di movimento presenti nel Mezzogiorno. Promosso da una costellazione di collettivi, centri sociali e singolarità meridionali, esso è anche un progetto politico e culturale.

Senza concedere attenuanti a pratiche identitarie per rievocare tradizioni inventate, tale progetto interroga, nel tentativo di sovvertirlo, l’ordine del discorso liberale e neoliberale che, dal tardo Settecento e stratificato nella contemporaneità in paradigmi analoghi, legge il Sud, con pronunciamenti progressivi e storicisti, all’interno di griglie dicotomiche in cui convivono sviluppo e sottosviluppo, modernità e arretratezza. Dialettica utile solo al “meridionalismo sviluppista” in grado di registrare ritardi e “mancati traguardi” del Sud in quattro secoli rispetto al Nord d’Italia, in base a indici economicisti talmente astratti per cui si dimostrano da soli e avvalorano la stessa cultura sviluppista.

Del resto, il Sud come spazio omogeneo e liscio, unità di misura dello sviluppo capitalistico, è lo stesso Sud in cui la subalternità viene tratteggiata dallo sguardo esterno. E si costruisce, di riflesso, nei discorsi e nelle forme di vita degli stessi subalterni. Mettere a nudo l’idea di sviluppo significa, dunque, evitare che il meridione riproduca la sua subalternità all’infinito: rifugga i campi enunciativi attraverso cui nell’esprimere se stesso si va percependo come periferico, interrompendo non solo i discorsi altrui che lo vogliono tale ma, nondimeno, ogni descrizione di se stesso che accetti un discorso quale proiezione di termini come periferia, marginalità, sottosviluppo.

Orizzonti meridiani è anche un metodo di pratica politica, il cui intento è quello di decostruire gli assiomi della storia sociale ed economica del Mezzogiorno, suscitando l’“esodo da parole come crescita economica, modernizzazione, progresso” e rendendo al contempo condiviso un campo di forze in cui organizzare i movimenti e le lotte dei subalterni. D’altronde, un esercizio semantico e politico di questo tipo non può che prendere le mosse da Gramsci e dal suo avvertimento sul modo in cui vengono osservate e narrate le classi subalterne, i “senza storia” di fine Ottocento così come gli odierni precari e “poveri” del Mezzogiorno, quella composizione del lavoro vivo che, maggiormente nella cooperazione sociale presente a Sud, resta invisibile agli indici per essere ricattata, sfruttata e sottopagata. Tale modalità si costruisce nei discorsi e nelle forme di vita, nel modo di agire lo spazio/tempo del Sud a confronto con l’incalzare di concetti quali civiltà, modernità, sviluppo, a cui si aggiunge un supplemento – consapevole o meno – di stereotipi, pregiudizi, distanze, diffidenze, ossia tutte quelle tattiche che costituiscono la strategia del dispositivo dell’ “orientalismo” a Sud.

Dal Sud ai sud per ribaltare lo sguardo egemone, vuol dire anche valorizzare le molte voci, diversificando gli sguardi, poiché la cartografia del Sud d’Italia è tanto la molteplicità quanto la singolarità dei luoghi. Il che non basta. Il capitalismo agisce con modalità predatorie, di cattura, da colonizzatore. Per comprenderne gli effetti, occorre oltrepassare il limite storico-geografico. Dunque, Orizzonti meridiani è anche il tentativo di concatenare i significanti storico-politici del Sud d’Italia con gli altri sud laddove il colonialismo, prima, e il post-colonialismo, poi, intervengono tramite le forme del dominio e del comando, di gerarchizzazione e di controllo, di dispositivi di razzializzazione e dell’“emergenza perpetua”.

 

Metropoli e sud – di Zer081

Per non rimanere a mani vuote: prassi-teoria, costruzione di una coscienza collettiva – di Francesca De Rosa e Valeria Russo

“Un paradiso abitato da diavoli” … o da porci. Appunti su razzializzazione e lotte nel Mezzogiorno d’Italia – di Anna Curcio

Dopo il cenacolo del Matese: l’esodo dalla crescita – di Franco Piperno

Appunti su razza e meridione – di Caterina Miele


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