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Québec 2012: Lampi del comune

Posted By Matteo On October 30, 2012 @ 7:57 am In Articoli,Italiano | Comments Disabled

di ENDA BROPHY

Il primo giugno del 2012 centinaia di studenti a Auckland, nella Nuova Zelanda, marciano contro i tagli al loro sistema di istruzione universitario. In quel laboratorio chiave del neoliberismo degli anni ottanta, gli studenti rovesciano cassonetti per creare blocchi nelle strade, si scontrano con la polizia e sono violentemente portati via a dozzine. Una caratteristica curiosa delle proteste, per coloro che seguono le immagini in streaming online dal Pacifico del Sud, sono i piccoli quadretti di feltro rosso indossati dagli studenti sulle loro magliette.

Un oceano, un emisfero, diciassette fusi orari e un vasto continente di distanza, quei quadretti rossi sono diventati il simbolo onnipresente di una rivolta studentesca contro il neoliberismo, l’austerità e una vita condannata al debito. Nella provincia francofona del Québec, questa agitazione ha sospeso la normale vita nei campus durante l’anno accademico 2011/2012, accumulando forza in uno sciopero studentesco largo tutta la provincia e lungo parecchi mesi, attraversando una soglia all’inizio dell’estate quando si è trasformato in una risposta sociale molto più ampia e di notevole potenza e diversità. Ad attivare l’emergere di un fronte canadese nelle lotte globali contro l’austerità finanziaria è il premier Jean Charest che, nel marzo del 2011, annuncia un incremento delle tasse universitarie nel Québec di cinquecento dollari all’anno. Diciotto mesi colmi di lotta più tardi, nel settembre del 2012, Pauline Marois, la neo-eletta premier del Bloc Québecois, annuncia che appena sarà al potere il suo governo di minoranza accantonerà l’aumento proposto dal vecchio governo. Charest, dopo aver governato la provincia per quasi un decennio, è sonoramente battuto nelle elezioni, perde il suo seggio nella legislatura provinciale ed è costretto a dimettersi da leader del suo partito. Il risultato diretto della sua lunga battaglia con centinaia di migliaia di studenti in tutto il Québec non avrebbe potuto essere più chiaro: una sconfitta totale.

Ci sono, però, delle lezioni molto più importanti da cogliere nell’insurrezione in Québec, quasi subito soprannominata la Printemps D’Erable, cioè la primavera d’acero. Poco sorprendente, forse, è che i commentatori più illustri dei media mainstream canadesi (soprattutto quelli della parte anglofona del paese) ostentino una lettura imbarazzantemente disonesta di ciò che succede nella provincia. All’inizio, come da copione, questi esperti rimproverano gli studenti di volere troppo, insistendo che il rincaro proposto da Charest è trascurabile in un sistema universitario con i costi delle tasse più bassi di tutto il Canada. Come se nessuno sapesse che questo livello delle tasse è il risultato di una lunga genealogia di organizzazione e resistenza studentesca agli aumenti che risale agli anni sessanta. Quando la coalizione studentesca ha iniziato la sua chiusura dell’università e delle CEGEP (delle scuole di preparazione tra liceo e università), questi commentatori di spicco ci informavano anche che quello che gli studenti stavano organizzando non era uno sciopero, perché gli studenti, ovviamente, non sono lavoratori. Come se la maggior parte degli studenti non facesse già parte della forza lavoro. Come se gli studenti non avessero capito fin troppo bene la profonda connessione tra l’università e il posto di lavoro neoliberale. Come se la precarietà delle condizioni di lavoro durante la formazione non fosse un segno più che eloquente di quello che verrà dopo la laurea. Infine, quando le lotte erano al loro picco e manifestazioni di solidarietà si riversavano in altre province del Canada e oltre, un po’ a disagio questi stessi commentatori hanno cominciato a dichiarare che gli studenti del Québec sono l’equivalente dei lavoratori europei, viziati e pigri, i cui sontuosi stili di vita hanno portato alla bancarotta i loro antiquati welfare state. Insomma, un piccolo pezzo di Grecia in Canada. Qui, almeno, la falsità dei media mainstream ha cominciato a cedere il passo ad intuizioni molto più inquietanti per le élite canadesi.

Queste, nel mese di ottobre del 2012, stanno respirando un udibile sospiro di sollievo. Il sistema universitario in Québec è nuovamente tornato alla normalità. Lo sciopero è finito, un nuovo anno è iniziato e gli studenti sono tornati a scuola. Pochi possono mettere in discussione il fatto che gli studenti abbiano vinto la loro battaglia contro Charest. Per coloro che guardano al di là di indicatori facili come i risultati elettorali o le politiche di governo interessate all’educazione a breve termine, ci sono però osservazioni ben più interessanti da fare sugli eventi in Québec. In quei quattordici mesi esuberanti, nella negazione totale da parte degli studenti della reingegnerizzazione del loro sistema universitario, quello che diventa visibile sono i contorni di forme completamente diverse di socialità, eccedenti la camicia di forza della politica elettorale e dell’università occupata dal mercato. Attraverso il gas lacrimogeno e le manifestazioni, nella primavera d’acero del Québec abbiamo intravisto nuove pratiche collettive e istituzioni dirette dal basso, supportate da forme di conoscenza radicalmente orizzontali. Pratiche organizzative di cui il sistema politico contemporaneo e l’università, manco a dirlo, non sono che parodie grottesche.

Queste istituzioni del comune, quelle che sono state volutamente ignorate dai media mainstream durante il conflitto, hanno trascinato lo sciopero degli studenti. Le assemblee generali attraverso cui gli studenti hanno organizzato la loro azione in ogni dipartimento o facoltà universitaria, quelle che hanno tenuto insieme la coalizione dei tre maggiori gruppi studenteschi e che hanno ripetutamente deciso di ribadire lo sciopero di fronte alla dura repressione, erano espressioni di una democrazia diretta, immediata, che ormai fa pienamente parte del lessico dei movimenti globali contro l’austerity. A giugno questa forma organizzativa si estende anche oltre l’università. Al culmine dei disordini, quando Charest scatena il suo Bill 78 per reprimere la libertà di riunione nella provincia, mentre la polizia attacca i manifestanti disarmati con manganelli e granate assordanti e li investe con i loro veicoli, qualcosa di ancora più meraviglioso emerge a Montreal. In un’eco di Buenos Aires durante la crisi che ha segnato l’apertura del primo decennio del XXI secolo, e del Cairo durante la rivolta contro Mubarak dieci anni più tardi, cominciano a formarsi assemblee di quartiere nel cuore della città per coordinare le manifestazioni serali a sostegno dello sciopero e degli studenti. Nel Québec sono diventati visibili, per quanto brevemente, quelle pratiche aurorali di democrazia diretta, le stesse con cui pochi mesi prima il movimento Occupy negava la politica elettorale e la sussunzione totale della vita da parte del mercato. Lampi del comune.

In questo processo, pur mantenendo la sua irriducibile singolarità, nel 2011-2012 il movimento di studenti e lavoratori universitari in Québec risuona con la moltitudine di altre lotte attorno all’educazione e alla conoscenza, ma anche con quelle più ampie contro le misure di austerità trasmesse dalla crisi che da mesi ormai sono regolarmente imposte in tutto il mondo. Qualcosa si sta chiaramente agitando nell’università contemporanea. I movimenti contro l’austerità accademica sono globali, le loro lotte stanno circolando, si riconoscono l’un l’altra, si stanno intensificano. Da Auckland al Québec si intravedono lampi del comune.


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