Teoria e pratica di un contagio. Ovvero come in Spagna gli impiegati pubblici e il 15M cominciano a mescolarsi

 

di MADRILONIA.ORG
Nell’ultima settimana stiamo vivendo una situazione inedita, sconosciuta e imprevedibile: da giorni lavorartici e lavoratori del settore pubblico bloccano le strade ed eccedono l’organizzazione sindacale ormai superata da forme di organizzazione inconsuete. I concentramenti e i presidi si convertono in blocchi delle strade, i blocchi in manifestazioni che bloccano il centro della città e che si estendono per ore. Senza più bandiere ma cartelli improvvisati e/o uniformi da lavoro, in un miscuglio di rabbia, senso di legittimità e potenza hanno aperto una nuova onda di espressione del malessere con “forme 15M” ma anche “oltre” le strutture formali del 15M.
In più questo processo sta aiutando a disattivare l’idea del “funzionario conformista” che, data la sua posizione privilegiata lotterebbe solo per mantenere le proprie condizioni personali e non per difendere ciò che è di tutti, ovvero i servizi pubblici.

0. Cocktail di passioni
La tormenta perfetta si crea attraverso una combinazione di elementi dispersi che si accumulano in forma di emozioni (empatia, disillusione, rabbia) e che si concentrano in esplosioni della potenza collettiva. In primo luogo, l’intensa mobilitazione dei lavoratori delle miniere ha avviato l’energia collettiva e riaperto l’immaginario sulle necessità di fare di più di quello che si stava già facendo. Il secondo detornatore è stato il pacchetto di misure approvato dal governo (sono stati prestati 100 milioni di € a Rajoy per riscattare Bankia e il giorno dopo si annuncia l’aumento dell’IVA e il taglio ai sussidi di disoccupazione prima di aver firmato il memorandum), un attacco gravissimo al 99% per poter far fronte, con il memorandum, alle condizioni imposte dalla Troika. Il terzo elemento è stata la dichiarazione di Andrea Fabra, deputata del PP, che ha dedicato un “che si fottano” alla popolazione in generale, una scintilla sul terreno sociale molto meglio organizzato di quello che pensava il governo e che ha sorpreso tutti quanti.
A tutto questo va aggiunta l’opposizione più “persa” della storia della democrazia, mentre i sindacati sembrano non credere a quello che sta succedendo.

1. Comunicazione 1.0, 2.0
Le reti sociali sono strumenti potenti (ci danno il potere per organizzarci e sapere che siamo in molti). Le mobilitazioni dei lavoratori del settore pubblico hanno nuovamente dimostrato come la comunicazione sia la materia prima per l’organizzazione politica in questa fase del conflitto. Questa volta però i protagonisti non sono stati nè Facebook nè Twitter ma soprattutto gli SMS e le email, in particolare WhatsApp. Si è generato un repertorio di meccanismi di comunicazione che permettevano di far arrivare le informazioni a persone con livelli di conoscenza e uso della rete 2.0 molto diversi tra loro. In ogni caso, sia che si faccia uso di 1.0 o 2.0, non vi tratta solamente di invitare, attraverso un’email o un account di Twitter, a una mobilitazione, ma di sapere che i tuoi colleghi di lavoro ci stanno andando, o che la tua famiglia o i tuoi amici saranno lì.

2. La svalutazione dell’impiego pubblico
Il poco contatto con la popolazione, in termini di decisione collettiva sulle priorità e sui contenuti dei servizi pubblici, ha fatto in modo che da una parte i cittadini non li riconoscessero come propri ma come “dello stato”, e dall’altro che molti impiegati non lo sentissero come un servizio alla comunità ma come un lavoro in più. Queste mobilitazioni stanno dimostrando senza ombra di dubbio che siamo ancora in molti a scommettere sui servizi pubblici come servizi del comune per il comune. Bisogna riconoscere tuttavia che i neoliberali hanno avuto un certo successo nell’approfondire questa spaccatura: le condizioni dell’impiego pubblico sono state additate come “privilegi”, ovviamente occultando che questo andava messo in relazione alla precarizzazione continua del mercato del lavoro privato. La strategia è stata quella di degradare prima un tipo di lavoro e poi di indicare il secondo come un privilegio per creare conflitto tra le persone.
Negli ultimi anni questa storia corrisponde sempre meno alla realtà. La distanza che separa il funzionario di carriera con il resto dei lavoratori del settore pubblico è cresciuta e contemporaneamente le figure del settore pubblico come del settore privato si vanno tutte precarizzando, anno dopo anno. Lavoro interinale, contratti a progetto, pensioni non pagate, licenziamenti, abbassamento del salario… si è adattato anche il lavoro pubblico ai tempi della precarietà e dell’intermittenza. Bisogna ricordare che secondo l’Ine (Istituto nazionale di statistica), dei tre milioni di impiegati che c’erano in Spagna nel 2011, ben 800.000 avevano un contratto a tempo. Ossia quasi un terzo.
La domanda giusta sarebbe: quale meccanismo di dialogo possiamo avviare tra le varie forme del lavoro per creare un conflitto che sia il più aperto e collettivo possibile?

3. Una conversazione possibile
Per ora, le mobilitazioni degli impegati provano ad affermare una loro specifica “composizione ufficiale”, come fosse qualcosa di separato dalle altre realtà sociali, e pertanto come si trattasse di una classe sociale a parte, con problematiche distinte. Tuttavia la gente che partecipa nelle mobilitazioni eccede la stretta cornice dell’impiego pubblico e obbliga a pensare il problema in forma aperta, collettiva, globale.

Il rifiuto rispetto alle misure del governo è una lotta giusta, ma limitata dalla mancanza della volontà di stabilire un dialogo con le parti sociali. I tagli sono imposti a grande velocità e per decreto, attraverso pacchetti di misure, come le condizioni del riscatto delle banche che viene presentato come imprescindibile. Per questa ragione, il NO, nel momento in cui né il PP né il PSOE sono disposti a scontrarsi con la Troika e l’elite finanziaria, può dar luogo a forme di conflitto di tipo affermativo e costituente:

- I tagli, la perdita dei diritti e i piani di austerità si giustificano con il debito pubblico e il salvataggio delle banche. Un referendum sul riscatto può essere una esigenza condivisa per i lavoratori del settore pubblico e i precari di ogni tipo. Anche la liquidazione di Bankia e l’Audit di tutto il debito pubblico e privato sono un obiettivo. Possiamo richiedere che siano i cittadini a decidere che venga cancellato tutto il debito illegittimo.
- Il “pubblico” è dissanguato da questa crisi/truffa e sia i lavoratori del settore pubblico che i precari potrebbero approfittare per rovesciare ciò che nel tempo ha trasformato questi servizi, rendendoli sempre più burocratici e marginali per la popolazione. Assicurare la sanità universale, ridurre il rapporto professori/alunni o impedire attività di outsourcing: potrebbero essere questi i punti di confluenza comune. Sta già funzionando la campagna di disobbedienza per la sanità universale: possiamo inventare altre forme di disobbedienza.

- Di fronte alla criminalizzazione e alle multe perché vengono occupate le strade, vanno attivati strumenti concreti per la raccolta di fondi per pagare multe, sanzioni e cause: questo aspetto può essere determinante affinché le lotte in corso possano proseguire.

- Quello che abbiamo imparato dal 15 maggio del 2011 e che uniti possiamo riuscire. Se gli impiegati pubblici e i minatori, le persone che devono pagare il mutuo e i disoccupati rimaniamo separati la repressione e la propaganda saranno più facili. Occupare insieme i posti di lavoro, gli edifici pubblici e le case è indispensabile per dare visibilità alla forza del 99%.

- E per questo motivo, nonostante l’azione in sciame che stiamo facendo sia enormemente potente, dobbiamo domandarci anche cosa faremo se, come in Grecia, né il governo né l’opposizione obbedirá ai cittadini e proseguirà lungo lo stesso solco, senza consultarci, imponendo misure che ci ipotecano la vita. Forse solo cambiando la cornice possiamo cambiare le cose concretamente; forse solo eliminando il bipolarismo possiamo fermare i tagli. Anche questo potrebbe essere un obiettivo che interessa tutti: una nuova Costituzione, una Transizione vera che costruisca una democrazia reale (ora!).
Tutto questo non è che una mappa delle prime intuizioni. L’importante è mantenere aperte le vie di comunicazione, generando sempre più spazi di contagio.
E cospirare… che vuole dire, respirare insieme.
* Pubblicato su Madrilonia: http://madrilonia.org/2012/07/teoria-y-practica-de-un-contagio-o-de-como-los-funcionarios-y-el-15m-empiezan-a-mezclarse/

 

 

 

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