Brevi note sul contesto di blockupy Frankfurt 17-19 maggio 2012

 

di THOMAS SEIBERT

Situazione generale

In questo momento lo Stato e il capitale tedeschi hanno nel contesto globale un ruolo del tutto speciale. Detto in breve: se entrambi sono chiaramente meno colpiti dalla crisi attuale degli altri Stati e delle altre economie, ciò dipende dal fatto che non solo traggono vantaggi oggi dalla crisi altrui, ma hanno contribuito a determinarla e continuano a sfruttarla con ogni mezzo. Naturalmente la crisi, prima o poi, arriverà anche in Germania. Ma prevedibilmente non in tempi brevissimi. Trarne la conclusione che i rapporti di forza in Germania siano stabili sarebbe tuttavia sbagliato: non lo sono.

Ciò vale in primo luogo per l’insieme dei fenomeni che vengono discussi alla luce del concetto di “post-democrazia” e che sono ben presenti anche qui. È particolarmente evidente nella consunzione delle elite tedesche e dei loro apparati ideologici di Stato.

E tuttavia i rapporti politico-ideologici sono effettivamente stabili nella misura in cui non soltanto le rappresentanze politiche e sindacali della classe operaia industriale (o di quel che ne rimane), ma anche quest’ultima è ancora saldamente integrata nel blocco dominante. Certo, la gente sa che le cose oggi vanno peggio di ieri e che domani andranno peggio di oggi, ma al tempo stesso sa che anche domani le cose andranno meglio qui che al di fuori della Germania. In mancanza di una politicizzazione alternativa, la maggioranza della classe operaia tedesca (così come la maggioranza della classe media) continuerà quindi a sostenere il “consenso nazionale”: continuerà cioè a voler partecipare al successo del “campione del mondo dell’export” e alle sue strategie di “sviluppo”. E ciò accadrà anche perché i processi di spoliazione di diritti o di spossessamento materiale dei subalterni a cui oggi assistiamo in forme drammatiche in Grecia o in Spagna qui hanno già avuto luogo da anni, grazie alle politiche della “coalizione modernizzatrice” rosso-verde.

Tutto questo si esprime sinteticamente nella grande popolarità della Cancelliera (per fortuna non c’è in Germania un sistema presidenziale sul modello francese), nell’instabilità e nella sostanziale perdita di rilevanza politica di tutti i partiti borghesi e nella mancanza di una cultura della manifestazione di massa o dello sciopero paragonabile a quella che esiste in Paesi come la Grecia, la Spagna o l’Italia.

E tuttavia si deve sottolineare che, in contro-tendenza con questi processi, ci sono stati negli ultimi anni significativi momenti di concentrazione e cristallizzazione della resistenza politica e sociale: i movimenti di protesta del 2004 contro la legge Hartz IV (la “riforma” dell’assistenza alla disoccupazione e del mercato del lavoro varata dal governo rosso-verde), le iniziative contro il G8 di Heiligendamm nel 2007, le azioni contro il nucleare e le proteste locali a Stoccarda nel 2010/2011. A ciò corrispondono le prime crepe nell’adesione dei sindacati al “management della crisi” nazionale: pochi giorni fa alcuni dirigenti della IG Metall hanno lanciato l’appello “Rifondare l’Europa” (http://www.europa-neu-begruenden.de/), indirizzato contro Merkozy e la troika e sottoscritto nel giro di poco tempo dai segretari di quasi tutti gli altri sindacati – con due eccezioni: a mancare sono platealmente le firme dei segretari dei metalmeccanici e dei chimici!

 

Nota

Indipendentemente da tutto questo, si deve qui rilevare una peculiarità. Anche se il potenziale autoritario, di destra, spesso razzista e tendenzialmente fascista della società tedesca è tanto alto quanto in tutte le altre società europee, i partiti politici di estrema destra continuano qui a non riscuotere successi – diversamente da quel che accade altrove. È una conseguenza delle peculiarità della “politica della storia” tedesca, in particolare dopo il 1968, che è riuscita a far sì che perlomeno il voto per le formazioni dell’estrema destra appaia come un atto “inammissibile” dal punto di vista della politica e della morale quotidiana: come qualcosa che “non sta bene”. Non è certo che questo tenga: ma per ora è ancora così.

 

La sinistra in Germania

Con la peculiarità appena nominata è collegato il fatto che qui, negli ultimi anni, sia sorta con DIE LINKE una formazione politica al tempo stesso post-socialdemocratica e post-comunista attestata grossomodo attorno all’8% dei consensi. Va subito aggiunto che DIE LINKE è chiaramente più forte e radicata nel territorio della ex-DDR che in Germania occidentale: un ulteriore momento della peculiare storia tedesca. Il partito sta attualmente attraversando una crisi il cui esito è incerto. Questa crisi dipende essenzialmente dal fatto che DIE LINKE è vincolata a una politica riformista di sinistra, a cui oggi mancano tuttavia gli interlocutori e i partner per poter diventare una vera opzione politicamente realistica.

Alla sinistra del sistema dei partiti, e a sinistra del movimento altermondialista che anche in Germania ha avuto la sua rilevanza a partire dagli anni 199/2000, si è formata la rete della interventionistische Linke (iL), a partire da gruppi locali “post-autonomi” e da resti dispersi della sinistra rivoluzionaria degli anni ’70 e ’80. Questa rete si è affermata a partire dalla campagna contro il vertice del G8 ad Heiligendamm nel 2007 come fattore strategicamente rilevante del movimento sociale in Germania. La iL ha partecipato a tutte le proteste degli anni successivi ed è oggi la forza trainante della mobilitazione verso Francoforte. Questo comporta che i gruppi della sinistra anti- o extra-parlamentare, siano essi “a destra” o “a sinistra” della iL, si orientano a essa nonostante tutte le differenze.

Tuttavia, la iL può giocare questo ruolo soltanto nella misura in cui mobilita al massimo grado tutte le sue capacità soggettive – il che, sulla base delle condizioni e delle forze attuali, corrisponde a un continuo stress.

 

La mobilitazione “Blockupy Frankfurt”

Una coalizione di forze di sinistra prepara attualmente le “giornate di resistenza” che si svolgeranno centralmente a Francoforte tra il 16 e il 19 maggio. Di questa coalizione fanno parte: nuclei di opposizione all’interno dei sindacati (in particolare del sindacato dei servizi, ver.di), componenti del partito DIE LINKE, componenti di diversi movimenti sociali, la rete attac (chiaramente indebolita rispetto al 2007, mentre aveva avuto in precedenza un ruolo chiave in Germania all’interno del movimento altermondialista), la rete della iL, la rete “anti-nazionale” Ums Ganze (la seconda forza rilevante della sinistra radicale accanto alla iL), gruppi autonomi, anti-imperialisti e (post)trotskisti, nonché la nuova area che si riconosce all’interno del movimento globale occupy. Un ruolo particolare è svolto da una rete locale che si è costituita con il nome no troika Rhein Main. È questa rete, insieme alla iL, a dirigere la mobilitazione: fino a oggi sono queste forze che hanno definito il profilo politico, la concreta “coreografia” e la mobilitazione sociale, prefigurando tutte le decisioni che sono state assunte e sostenute da tutte le componenti della coalizione. Dal punto di vista materiale un ruolo importante è giocato da DIE LINKE.

La mobilitazione è cominciata nella seconda metà dello scorso anno, quando in tutte le aree menzionate si è diffusa l’idea di un’azione centrale di protesta per la ricomposizione della resistenza sociale e politica. Si è così affermata l’idea, in primo luogo sostenuta dalla iL ma già circolata in precedenza, di mettere in atto una sorta di “sciopero metropolitano” simbolico a Francoforte, sede della Banca Centrale europea e contro finanziario della Germania. L’obiettivo di questo sciopero metropolitano è bloccare almeno per un giorno il lavoro della BCE e di altre banche strategiche.

 

La posta in palio politica

“Blockupy Frankfurt” riflette tanto le esperienze politiche globali del 2011 quanto la specifica situazione politica tedesca.

Il primo punto di partenza è stato il fatto politicamente nuovo che proteste di massa metropolitane, paragonabili a rivolte o a scioperi metropolitani, verificatesi in luoghi specifici (Tunisi, il Cairo, Madrid, Atene, Santiago del Cile, Tel Aviv, Londra, Washington, etc.) hanno agito come catalizzatori l’una sull’altra, finendo per determinare una comunicazione transnazionale tra movimenti sociali.

Il secondo punto di partenza è stato il riconoscimento del fatto che in Germania, per i motivi che si sono indicati, non si sono determinati in prima battuta simili eventi.

Entrambe queste circostanze hanno condotto all’idea di collegarsi al Global Day of Action del 12 maggio (a cui iniziative parallele in Germania non avrebbero potuto dare un contributo significativo) e di marcare simbolicamente all’interno del processo di intensificazione della comunicazione transnazionale di movimento che auspicabilmente lo accompagnerà la possibilità di un attacco anche “nel cuore della bestia”.

In nuce, si tratta di un atto politico che punta a produrre effetti più in una dimensione e in una dinamica politica transnazionale che all’interno della Germania (anche se ovviamente anche qui).

Naturalmente speriamo che il successo nella comunicazione tra un’azione all’interno di una metropoli tedesca, relativamente limitata dal punto di vista dei numeri ma ambiziosa nell’esecuzione, e iniziative di movimento più forti dal punto di vista della partecipazione al di fuori della Germania possa agire ancora una volta da catalizzatore, rafforzando queste iniziative, questa comunicazione e la nostra situazione locale. Perché questo avvenga, è importante che anche la nostra mobilitazione sia transnazionale, che attivisti e attiviste di altri Paesi vengano a Francoforte in numeri rilevanti, e che in molti luoghi si segua con partecipazione e passione quello che accade a Francoforte.

 

La “coreografia”

La nostra speranza è che il 12 maggio il Global Day of Action abbia a livello mondiale un grande successo: che vi siano azioni autonome di massa a Madrid, a Roma, ad Atene, ovunque in Europa e al di fuori dell’Europa – anche negli Stati Uniti. Ci raduneremo successivamente a partire da mercoledì 16, e con più forza a partire da giovedì 17, a Francoforte, occuperemo con le tende un parco nel centro della città in cui si svolgeranno iniziative di vario tipo. Venerdì 18 maggio bloccheremo il quartiere finanziario di Francoforte, con una molteplicità di azioni sul modello che si è dimostrato vincente a Heiligendamm nel 2007 e poi in una serie di altre iniziative. L’obiettivo è quello di bloccare realmente le attività finanziarie della città. Cominceremo la mattina alle 6, e la giornata di concluderà con una serie di azioni decentrate. Sabato 19 maggio organizzeremo una grande manifestazione, in cui si uniranno a noi attivisti e attiviste dei movimenti sociali, dei sindacati e di DIE LINKE che non parteciperanno alle azioni del venerdì ma le seguiranno e le sosterranno dall’esterno.

 

Lo stato della mobilitazione

La decisione di organizzare “Blockupy Frankfurt” è stata assunta nel febbraio 2012 in un’assemblea a cui hanno partecipato 400 persone provenienti da tutte le aree che fanno parte della coalizione che si è menzionata in precedenza. La coalizione ha successivamente creato delle strutture di lavoro e discussione e organizzato un gran numero di iniziative per sostenere la mobilitazione tanto a livello locale quanto centralmente. Il 31 marzo, contemporaneamente a una serie di azioni di protesta transnazionali, si è svolta a Francoforte una manifestazione militante essenzialmente organizzata dalla rete Ums Ganze, a cui hanno partecipato circa 4000 persone e a cui si deve un significativo aumento dell’attenzione sociale anche per “Blockupy Frankfurt”. Va anche segnalato che da quel momento le due reti della sinistra radicale – la iL e Ums Ganze – lavorano insieme in modo più intenso e su basi di fiducia reciproca, il che fa ben sperare per il futuro. Anche la cooperazione con attac, con attivisti e attiviste del partito DIE LINKE, con varie componenti dei movimenti sociali e con sindacalisti di opposizione (da cui è venuto un appello alla solidarietà e alla mobilitazione che ha raccolto un numero sorprendente di adesioni) procede in modo positivo. La stessa mobilitazione a livello transnazionale, per quanto possibile, ha preso avvio.

Attualmente sono in corso trattative con il Comune e con la polizia, a cui sono state comunicate le iniziative previste. Per il momento queste ultime non sono state organizzate, un incontro svoltosi il 28 aprile ha avuto un esito negativo. Va anche sottolineato, in ogni caso, che la coalizione non ha ancora deciso per quali attività chiedere l’autorizzazione e quali intende invece realizzare autonomamente, rivendicando il proprio diritto a farlo.

 

Ulteriori informazioni, continuamente aggiornate, si possono avere – oltre che nella cornice di comunicazioni transnazionali informali – dai seguenti siti web (purtroppo prevalentemente in tedesco):

 

Gesamtbündnis: http://blockupy-frankfurt.org/de

Lokales Bündnis no troika: http://notroika.linksnavigator.de/category/stichwort/no-troika

interventionistische Linke: http://www.dazwischengehen.org/

Um’s Ganze: http://umsganze.org/

attac: http://www.attac.de/

 

 

 

 

 

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