Le elezioni catalane e il nazionalismo della Troika

 

di DARIO LOVAGLIO

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La posta in gioco del risultato elettorale della comunità autonoma della Catalogna non solo esemplifica la crisi della democrazia rappresentativa ma apre un caso paradigmatico della governance nella crisi per le linee di continuità tra dimensione locale, statale e del Sud Europa. La crisi del Sud Europa infatti, non solo mette in evidenzia la corruzione come condizione permanente delle democrazie rappresentative da destra a sinistra ma soprattutto la crescente distanza tra società e istituzioni, tra diritti e cittadinanza.

Crisi

Il 28 Agosto 2012 il governo della comunitá autonoma catalana sostenuto da CiU e presediuto da Artur Mas, chiede il primo riscatto a Rajoy di circa 5000 milioni di euro lasciando da parte qualsiasi premessa nazionalista. La Catalogna, dopo due anni di presidenza sostenuta da CiU, si trova senza fondi per poter pagare scuole, ospedali ed entitá sociali dopo aver tagliato i sussidi alla disoccupazione (RMI). Lo stesso consigliere dell’economia Mas-Colell ha ricordato in quel momento che la legge di stabilità di bilancio, sia a livello statale che catalano, fissa il debito come priorità della spesa per l’esecutivo, poi gli stipendi.

Le cifre parlano da sole: la Catalogna è la comunità autonoma più indebitata della Spagna. Il 5 Ottobre l’Istituto Ufficiale del Credito (ICO) formalizza l’accordo con la Generalitat catalana; i piani di finanziamento delle sei comunità (Catalogna, Valencia, Murcia, Andalusia, Castilla-La Mancha e le isole Canarie) ammontano ad una richiesta di oltre 15.600 milioni di euro, utilizzando l’87% del Fondo de Liquidez Autonómico (FLA), del valore di 18.000 milioni di euro.

Corruzione

Mentre chiudono e privatizzano gli ospedali e si tagliano i fondi per i sussidi di disoccupazione il Governo Mas in appena un anno e mezzo in carica, dopo che Dipartimento presidenziale aveva giá stanziato 5.500.000 per il quotidiano La Vanguardia, da 8 milioni di euro durante un anno al Gruppo Godo, società proprietaria della radio RAC1 e del giornale La Vanguardia, un pagamento per rendere il favore avendo sostenuto la campagna elettorale di CiU. Intanto un gruppo di giornalisti grazie alla rete pubbica un video dove viene messa alla luce una trama di scandali di corruzione legati al settore sanitario. La pubblicazione di questo video in Youtube costerà ai giornalisti un processo che termina con una condanna al pagamento di 10.000 euro. I casi di corruzione in cui CiU è coinvolta sono numerosi, e proprio lo scioglimento della camera catalana segna la fine della commisione parlamentare che si occupava di indagare gli scandali legati al partito indipendentista al governo.

Mitomania

L’ undici settembre in Catalogna è il giorno della diada dove si festeggia la nazione catalana definita dallo Statuto dell’Autonomia, la crisi come è risaputo non solo impoverisce i poveri e le classi medie mentre arrichisce i ricchi, ma costruisce veri e propri steccati ideologici riducendola all’identificazione di un nemico prossimo e contemporanemente esterno. Approfittando di un generale malcontento della gestione centrale e di una memoria storica che ancora non ha superato il trauma della dittatura franchista, la chiamata alla diada di quest’anno assume dei connotati specifici per la sua partecipazione moltitudinaria. Il governo Mas approfitta della giornata per rilanciare da un lato la proposta di un patto fiscale con il governo centrale per bilanciare il fatto che i catalani contribuiscono in misura più consistente alle entrate dello stato rispetto alle altre comunità autonome, dall’altro una consulta referendaria per mettere a verifica lo slogan della diada di quest’anno: Catalogna nuovo stato d’Europa, richiamando anche le simpatie del nazionalismo di sinistra che nella nuova consulta elettorale raddoppia il risultato rispetto a quella del 2010.

CiU prova il tutto per tutto sperando che la grande partecipazione della diada si riconfermi nelle urne e che il disegno sovranista diventi uno spazio di possibilità per ottenere la maggioranza assoluta al governo. Alle candidature indipendentiste tradizionali si aggiungono i Comitati per l’Unità Popolare (CUP) che riappropiandosi del linguaggio del movimento 15M diventano un elemento di frammentazione interna ulteriore. Questo partito di sinistra radicale di tradizione indipendentista dice di non rappresentare nessuno ma di essere l’interlocutore dei movimenti nel parlamento –un cavallo di troia- , inoltre aggiunge un nazionalismo piú centrale nella propaganda dei manifesti che nel discorso, raggiunge tre seggi con i quali non potrà costituire un gruppo parlamentare. Fondamentalmente per non uscire fuori dalla tradizione nazionalista locale, unica vera forza mobilizzatrice in termini elettorali nel territorio catalano, aggiunge un estetica radicale appiccicata alla timida difesa del pubblico in macerie. La bandiera estelada purtroppo diventa la unica protagonista di queste elezioni e di questi mesi di campagna elettorale portando via con sè la centralità delle lotte di quest’ultimo anno come lo straordinario sciopero sociale del 14 Novembre.

Cittadinanza

È proprio il partito indipendentista di sinistra ERC a capitalizzare le elezioni del 25 Novembre raddoppiando i seggi da 10 a 21, mentre i socialisti del PSC si sono Pasokizati riducendo i loro seggi da 28 a 20 incapaci di uscire dalla loro crisi una volta firmata la loro eutanasia progressiva il 12 maggio 2010, il giorno in cui Zapatero ha obbedito al diktat finanziario iniziando una politica di tagli e austerità senza precedenti. Il dato elettorale ci consegna la sconfitta di CiU. Ci mostra che CiU e il suo príncipe Artur Mas hanno sopravvalutato le loro forze, con un 30% di astensione solo due catalani su dieci hanno dato il loro voto a CiU riducendo i loro seggi da 62 a 50.

Inoltre non sono stati in grado di fare i conti nemmeno con la rete, non potendo comprarla il dibattito politico ha occupato le reti sociali dove l’informazione tra campagne elettorali si è mescolata con un inedita quantitá di controcampagne online, una delle quali ospitata dal collettivo Autistici è stata oggetto di una richiesta di censura sia da parte del governo catalano che dal partito stesso. Ed è proprio nella crisi della rappresentanza che nel risultato delle elezioni catalane si riscontrano delle particolarità generali: non ottenendo la maggioranza assoluta CiU per poter governare dovrà allearsi ad un altra forza politica, ma quale? Se patteggiasse con il centralismo dei Popolari crollerebbe l’indipendentismo, mentre se patteggiasse con i nazionalisti di sinistra di ERC questi ultimi dovrebbero rinunciare a loro stessi. Rimangono quindi i socialisti del PSC, alleanza che rimanderebbe direttamente a quella tra Nuova Democrazia e il Pasok in Grecia.

Insomma non trattandosi di una questione di alleanze, né tantomeno di rappresentanze, potremo reinventare la democrazia solo se saremo in grado di dare una risposta europea di movimento ai piani di austeritá imposti dalla Troika affinchè il debito illegittimo non venga pagato da nessuno. Sotto le mentite spoglie del comune il nazionalismo ne è la sua espressione corrotta: piuttosto che includere esclude, unisce nel separare, segmenta e gerarchizza dentro la delega piuttosto che liberare la piena autonomia della cooperazione sociale. Diritto a decidere certamente, diritto a decidere e costituire Europa.

 

 

 

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